Cronaca/resoconto consiglio comunale del 17.3.2011- celebrazioni 150 anni Unità d’Italia
18/03/2011 di Spoleto a 5 Stelle Nessun commento »
Cronaca/resoconto consiglio comunale del 17.3.2011, come visto e seguito direttamente dai banchi (credendo e sperando di fare per quanto possibile un servizio di informazione ai cittadini).
Il consiglio e’ convocato per le ore 9.30 sul tema i 150 anni dell’unita di Italia. Folto pubblico presente, c’è anche la banda comunale disposta in semicerchio nell’aula consiliare. Ai consiglieri viene distribuita una bella coccarda tricolore da mettere all’occhiello. Presenti anche le autorità civili e militari, nonché una delegazione di operatori della protezione civile. Presente anche la giunta al completo. Viene eseguito l’inno nazionale e molti dei presenti, tutti in piedi, lo cantano. Presenti bambini e pubblico che sventola bandierine tricolore. Il presidente del consiglio manda un pensiero solidale per la popolazione giapponese e esprime preoccupazione per le conseguenze degli incidenti nucleari riflettendo sul fatto che le scelte dell’uomo possono portare conseguenze sull’intero pianeta, ormai globalizzato. Il presidente ringrazia tutti i cittadini e le autorita’ intervenute. Saluta anche i rappresentanti del consiglio comunale dei bambini presenti. Poi ringrazia l’avv. Mario Rossi che ha donato un importante volume alla biblioteca comunale, volume sui 150 anni dell’unita d’Italia, e la Bps che ha fatto omaggio a tutti i consiglieri di altro volume sul restauro di palazzo Pianciani e sulla figura di Luigi Pianciani.
Il sindaco fa i saluti e ringrazia anche lui per il valore del volume donato dall’avv. Mario Rossi, e fa un discorso augurale per tutti, sottolineando i valori che porta con se questa celebrazione. Sottolinea la figura di Luigi Pianciani che andava sempre fiero di essere italiano e spoletino. Ricorda come Spoleto ebbe un ruolo di primo piano nella lotta di liberazione, già nel 1831 con il governo provvisorio di Pompeo Campello e nel 1859 con numerosi volontari per la guerra di indipendenza. Ricorda poi la marica del generale Brignone su Spoleto, l’assalto alla Rocca e la fine del dominio papale su Spoleto. E l’affermarsi di una coscienza nazionale. I sacrifici eroici di quei giovani sembrano appartenenti ad un epoca ormai andata. Troppo spesso oggi ci sono sul risorgimento bilanci superficiali e giudizi approssimativi. Non bisogna mai dimenticare l’insegnamento della storia.
Interviene quindi il dott. Filippo Maria Troiani del dipartimento di scienze umane dell’Università degli Studi di Perugia. Tiene una ottima lezione sul ruolo di Spoleto nel risorgimento nazionale, partendo anche dagli anni della dominazione napoleonica, per chiarire come negli anni precedenti alla unita’ nazionale la città di Spoleto ebbe grande trasformazioni nella classe dirigente e nella compagine sociale. Con la amministrazione napoleonica le realtà locali inziano ad inserirsi in una più ampia comunità, anche se non nazionale. Spoleto si trasforma e diviene una articolazione dell’amministrazione centrale, anche con la abolizione del corso legale degli antichi statuti. Finisce l’esclusivo accesso alle cariche pubbliche da parte di nobili: accedono ora anche ricchi possidenti e rappresentanti delle arti e dei mestieri. Si crea quindi un nuovo sistema politico e nuova élite di governo. Gli uomini nuovi sono i rappresentanti della borghesia dei mestieri e del commercio.
Da tale trasformazione viene, quindi, successivamente, uno slancio generoso per la partecipazione allo sforzo risorgimentale, durante il quale prosegue il processo di ricambio della classe dirigente.
Con il pontificato di Papa Leone XII, Della Genga, vi è un periodo di pace sociale per Spoleto. Poi con l’avvento di Papa Pio VIII nel 1829, alla vigilia dei primi moti risorgimentali, la città inizia a perdere peso specifico nel contesto dello Stato della Chiesa, accusata di aver avuto privilegi non meritati.
Quindi la relazione arriva al periodo dei moti del 1831, della primavera dei popoli del 1848, e del triennio 1859 – 1861. Per Spoleto Pompeo Campello, dice il relatore, è il protagonista di rilievo.
Nel 1831 si crea un corpo di volontari civici, con il pretesto del timore di una fuga in massa dei reclusi dalla Rocca. In realtà ciò era solo una scusa, ed il primo passo per l’insurrezione. Viene fondato un comitato di governo provvisorio presieduto da Pompeo Campello affiancato dall’inseparabile Salvatore Fratellini. Essi partecipano a Bologna all’unione delle provincie italiane, amancipate dal potere dello Stato ecclesiastico. Fanno una costituzione, che però dura poche settimane, a causa dell’intervento delle truppe austriache.
Inizia l’esilio di Pompeo Campello e Fratellini, e l’ansia per loro e per loro famiglie. Vi è in loro il contrasto tra il sentimento religioso e lo slancio patriottico. Da patrioti moderati volevano tentare di conciliare il liberalismo con il primato temporale del papato. Pio IX, nuovo Papa, avvia delle riforme ma lo scoppio della prima guerra d’indipendenza cambia lo scenario.
Vi è il crollo della Repubblica romana. Campello è in esilio a Torino. Con la decisione del Piemonte di passare all’azione Campello viene nominato tra i coordinatori delle attività insurrezionali per le provincie dello Stato della Chiesa.
Spoleto è pronta ad esplodere in quel periodo. C’è anche un aneddoto che lo dimostra. Era di scena nel Teatro cittadino una compagnia teatrale con l’attrice Celestina de Martino, protagonista di una spiacevole manifestazione di galanteria. Alla fine del primo atto le viene donato, a scopo provocatorio e con il solo fine di accendere la protesta, un gran mazzo di fiori con i colori del papato. L’indesiderato omaggio fu strappato dalle mani dell’artista e lanciato in platea da un intervenuto, con fischi generali contro soldati pontifici.
Anni dopo, al momento dell’assalto alla Rocca, e quindi alla liberazione di Spoleto, nei rapporti dei comandanti, piemontese e pontificio, vi è la descrizione degli ultimi giorni di combattimento, in versioni stranamente concordanti. Il reparto Nizza cavalleria è accampato a San Giacomo, i Bersaglieri a Monteluco e Collerisana, ed altre zone strategiche. La Rocca è difesa da gendarmi irlandesi. All’alba del 17 settembre 1860 inizia il fuoco dei fucilieri dal Monteluco e dell’artiglieria da Collerisana. Alle due del pomeriggio inizia l’assalto, con soldati anche armati di mazze e scuri.
Nel corso della notte, dopo ore di difesa, avviene la resa degli irlandesi. All’alba la bandiera dei Granatieri piemontesi sventola sulla Rocca, e per Spoleto è la fine del dominio papale.
La relazione spiega poi come Paolo Campello, nel volume dedicato alla figura del padre Pompeo, fa una accurata ricostruzione dei mesi precedenti alla liberazione Spoleto. Viene accredita la voce per cui l’amicizia di Campello con Massimo D’Azeglio avrebbe compromesso i suoi rapporti con Cavour. Per questo motivo l’inserimento di Spoleto nel nuovo settore amministrativo statale avviene nelle peggiori condizioni possibili. Nel passato la città aveva avuto troppe competenze amministrative sovradimensionate, a fronte di un non adeguato livello della classe dirigente.
La relazione conclude nel dire che per valutare lo stato dell’unità nazionale e la tenuta delle istituzioni va tenuto conto delle difficoltà venute dalla tradizione storica.
Un grande applauso saluta la relazione sull’excursus sulla storia risorgimentale della città.
Si ripassa alla seduta formale per approvare un documento ufficiale – per “consegnare tale documento alla memoria cittadina” dice il presidente – sui principi dell’unità nazionale, letto dal presidente a nome di tutti i consiglieri. Ecco di seguito il testo:
Il Consiglio comunale di Spoleto ritiene doveroso affermare la straordinaria rilevanza istituzionale del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, sottolineando le vicende politico-istituzionali ed economico-sociali che portarono, nel 1861, alla fondazione del nostro Stato nazionale.
Una necessità, oltre che un dovere, che serve a rivalutare e a far rivivere gli aspetti ed i momenti esaltanti e gloriosi del processo unitario, a cogliere la forza e la validità dell’esperienza storica dell’Italia unita.
Un percorso di cambiamento intrapreso sulla base di ragioni storiche profonde e sentimenti popolari diffusi che permisero allo Stato italiano non solo di superare le difficoltà immediatamente conseguenti all’unificazione compiutasi nel 1860-61, ma anche di reggere per lunghi decenni, da un secolo all’altro, a fratture e sommovimenti sociali, a conflitti e rivolgimenti politici che pure giunsero a scuotere l’Italia unita.
Quello che oggi serve ricordare è la valenza dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica quale principio fondamentale della nostra Costituzione, un invalicabile vincolo nazionale e un impegno politico e morale che anche questo Consiglio comunale vuole ribadire con grande forza e convinzione.
Celebrare il 150° dell’unità nazionale significa dare anche nuovo valore e nuova spinta idealistica alle vicende storiche ed umane che caratterizzarono il nostro risorgimento, riportando al centro dell’attenzione generale le esperienze di quelle donne e di quegli uomini che, con grande determinazione e amore patrio, furono protagonisti di un processo di cambiamento straordinario.
È con questo spirito che il Consiglio comunale intende ricordare non solo la figura di Luigi Pianciani, nostro illustre concittadino, eletto deputato al parlamento italiano nel 1865, sindaco di Roma liberata nel 1871 e presidente del Consiglio provinciale dell’Umbria di cui è ricorso il bicentenario della nascita il 9 agosto 2010, ma anche i tanti “piccoli” eroi che hanno costellato la storia risorgimentale di Spoleto e a cui la città ha dedicato negli anni una serie di vie e piazze affinché il loro insegnamento non venisse perso e abbandonato.
Luigi Pianciani sacrificò la sua famiglia nobiliare sull’altare dell’Unità, della libertà e della giustizia fino ad essere considerato “il maggior patriota che Roma potesse vantare al cospetto della grande patria Italia”.
Un riferimento che dunque, soprattutto nel corso di quest’anno, non potrà essere fugace, perché ci troviamo di fronte ad un uomo che, con caparbietà, decise di legare indissolubilmente il suo impegno civile e politico alle vicende che portarono all’Unità d’Italia, lasciando che le sue scelte divenissero, nel tempo, un richiamo costante ai valori che determinarono la nascita dello Stato italiano.
Oggi, in un periodo storico in cui si assiste al riaccendersi di particolarismi locali, il Consiglio comunale intende rimarcare l’importanza dei principi e delle regole che permisero allora di accogliere le istanze di libertà, di democrazia, di progresso civile e sociale di un intero Paese. All’atto della formulazione della Carta Costituzionale quegli stessi valori ed ideali diedero vita a quel principio fondamentale della nostra Costituzione che richiama tutti all’unità e all’indivisibilità della Repubblica, anche attraverso il ruolo e la valorizzazione delle autonomie locali.
Un principio con cui i padri costituenti vollero saldare l’unità del nostro paese alla fine di un periodo storico in cui l’Italia corse il rischio di perdere la sua dignità e l’indipendenza nazionale, vedendo insidiata la sua compagine territoriale.
Il Consiglio comunale ritiene doveroso ricordare, con sguardo rivolto al futuro, quanto la diversità delle culture nazionali sia ancora oggi la più ricca risorsa dell’Europa, in grado di garantire dignità alle diverse espressioni regionali di un intero continente. Ribadirlo oggi è più che mai urgente, soprattutto in un momento in cui il tema del federalismo non deve rinunciare a quell’idea di solidarietà, che porta con sé il rispetto della dignità della persona quale che siano la sua storia, la sua cultura e i mezzi di cui dispone, per rispettare l’idea di nazione concepita dai nostri padri costituenti.
Celebrare l’Unità d’Italia significa quindi raccogliere il testimone di quanti hanno dato il meglio di sé, fino al sacrificio della vita, affinché in questi 150 anni si affermassero i diritti delle persone, un’idea di partecipazione democratica universale e un senso del diritto e della legalità quali fari del percorso unitario del nostro Paese.
Proprio per questo il Consiglio comunale intende impegnarsi con assiduità, affinché la comunità locale sia in grado di trasmettere ai giovani e alle generazioni future la memoria viva di tutti gli ideali, i valori e i sentimenti che mossero l’impegno e il sacrificio, anche estremo, di quelle tante persone che ci hanno consegnato una patria, una casa comune e unita, fatta di diritti e doveri da conservare, difendere, applicare e tramandare.
Alle ore 10.50 il consiglio viene sciolto e tutti i presenti si recano nella vicina Piazza Campello per la apposizione di una corona sulla lapide ai caduti in piazza Campello, con gli onori dei granatieri di Sardegna, dell’arcivescovo e di una folta schiera di presenti.
Lo scrivente consigliere si permette di chiudere questo resoconto con un passo (l’inizio) del canto All’Italia di Giacomo Leopardi, ascoltata questa mattina dalla radio Rai:
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Spoleto 5 stelle








