Facciamo il punto sulla MINERVA: DODICI MESI DI ASSOLUTA IMMOBILITA’
19/10/2010 di Spoleto a 5 Stelle Nessun commento »
Dodici mesi di assoluta immobilità. Fatta eccezione per le periodiche prese di posizioni, dichiarazioni, convocazioni di incontri e quant’altro. Festeggia dunque un anno, si fa per dire, la cosiddetta ‘gestione Andreone’ dell’ex-Minerva, che avrebbe dovuto rimettere in moto la produzione reintegrando gradualmente i lavoratori. Parole a cui però non sono seguiti fatti, azioni e provvedimenti. Mentre, silenziosamente, alla città veniva amputato uno dei suoi storici bracci industriali.
Naturalmente nell’immediato a pagarne le spese sono come sempre gli operai, e quindi le famiglie, qualche decina in questo caso, che cercano di barcamenarsi da anni in un futuro ricco solo di incertezze.
Quando Giuseppe Andreone, amministratore unico della Scaf srl, si aggiudicò l’asta (era l’unico ad aver presentato un’offerta al Tribunale cittadino, dopo due sedute andate deserte) le cose sembravano aver preso una buona piega. Andreone annunciò infatti il reintegro di unità lavorative, la ripresa della produzione, la possibilità di nuovi investimenti. Insomma, nonostante la crisi economica l’amministratore unico della società avellinese sembrava determinato a rilanciare il marchio Minerva. Aveva però bisogno di tempo: c’era da preparare un piano industriale che tenesse conto della difficile congiuntura economica. E quel tempo gli è stato dato, probabilmente anche troppo. Tant’è che dopo un anno nessun dipendente è tornato al proprio posto, nessun macchinario ha ripreso a girare e neanche un pezzo è uscito dai cancelli del sito di Santo Chiodo. Ma non è tutto. Ad allarmare ancora di più però è la totale assenza di piano industriale, di breve o lungo periodo.
Né sindacati, né istituzioni hanno avuto modo di sfogliare un qualsiasi documento. I sindacati ci hanno messo il tempo loro per capire che qualcosa non andava. Non più di qualche mese fa i sindacati, a mezzo stampa, lanciavano dichiarazioni di fuoco. L’accusa era e resta quella di sfruttare il marchio Minerva conosciuto e apprezzato nel mondo della metalmeccanica nostrana e non solo. Praticamente parrebbe che la Scaf srl stia semplicemente “firmando” con una bella M pezzi che vengono prodotti negli altri siti industriali. Un’accusa pesante che l’amministratore unico si è affrettato a smentire sulla stampa locale. Poi però niente di concreto è successo. Fino a qualche giorno fa quando i sindacati, ripresi dal letargo estivo, sono tornati all’attacco, chiedendo al curatore fallimentare (colui che seguì l’affidamento della fallita Minerva alla Scaf srl) una relazione sullo ‘stato d’arte’ dell’attività lavorativa all’interno del polo spoletino. Vale a dire: un documento in cui venga dettagliatamente spiegato cosa è avvenuto negli ultimi dodici mesi dentro i cancelli della fabbrica di Santo Chiodo. Relazione che ovviamente dovrà essere scritta dalla Scaf srl. Difficile immaginare cosa si possa scrivere rispetto a un anno di immobilità.








